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Teatro alla Scala - Ufficio Ricerca Fondi Musicali - Conservatorio G. Verdi di Milano
I palchettisti della Scala 1778-1920

Palco n° 13, IV ordine, settore destro

L’etimologia di due cognomi
La storia del palco inizia con la famiglia Bagatti: Giuseppe Bagatti (1750-1795), abate, lo acquista all’asta dei palchi di IV ordine nel maggio 1778, per Lire austriache 5.025, per conto del padre Pietro Antonio (?-1814?), esattore delle tasse al comune di Treviglio. Durante il periodo napoleonico occupa il palco il conte Annibale Lucini (1756-1823), ma nel 1813, quando la stella di Napoleone volge al declino, ritorna ancora il nome di Pietro Antonio Bagatti il quale lascia eredi del palco il figlio Francesco (1768-1821) e i nipoti che ne mantengono la proprietà fino al 1825.
Dall’anno seguente subentra nella proprietà del palco il cavaliere novarese Antonio Avogadro (1785-1840), cognome di casati nobili della provincia di Vercelli, Novara, Brescia, Venezia, Treviso, ognuno articolato in diversi “rami”. Le Notizie genealogico-storiche intorno alla nobile, antica e illustre famiglia Avogadro, di Leone Tettoni (Lodi 1845), forniscono un’interpretazione originale e interessante sull’origine del cognome Avogadro: “Nella storia ecclesiastica, e specialmente nelle rozze carte dei secoli di mezzo, sovente si trova menzione degli avvocati (advocatores et advocati ecclesiae) che vescovi, abati e rettori di chiese prendevano per difesa dei loro beni e diritti. Era stato introdotto dai sommi Pontefici che nelle città di vescovado si eleggesse dal vescovo medesimo qualche nobile e potente uomo in avvocato e difensore della chiesa […] Quest’atto di elezione era, ridotto in uffizio, chiamato Avvogarìa. […] Acciocché l’avvocato potesse svolgere l’Uffizio dell’Avvogarìa con maggiore dignità, gli si concedeva in feudo diverse terre, luoghi e castelli, secondo che la chiesa poteva. Quindi diverse case nobili in Italia, prendendo quest’ Uffizio in cognome distintivo, sono state dette Advocarij, Avogarii, Avogadri […] Così a poco a poco l’Avvocazia divenne stabile in una famiglia, ed a guisa di feudo passò nei figli e discendenti. […] Allorché nell’XI e XII secolo si dilatò e si fissò l’uso dei cognomi, non pare da porsi in dubbio che l’Avvocazìa per successione sia stata l’origin vera del loro cognome, mutato più tardi in Avogadro”. Antonio Avogadro sposò nel 1830 Antonietta Revedin, nobile veneziana, nozze “lietissime” celebrate da omaggi poetici.
Non si sa dove andò Avogadro, ma sappiamo che nel 1835 il palco ha un nuovo proprietario: è Luigi Taccioli (1764-1847), appartenente all’emergente borghesia commerciale e imprenditoriale. Originari di Ghiffa, piccolo paese sul Lago Maggiore, i Taccioli alla fine del Seicento vendevano carbone (donde il nome “tencin”). Nel 1726 abbiamo la notizia di un negozio di vino a Milano e intorno al 1750 Gaetano risulta qui residente e il commercio del vino è l’attività economica principale della famiglia. Nella seconda metà del secolo si assiste all’acquisto di terreni per la produzione e commercio di grano e olio, con appalti molto importanti come l’approvvigionamento del pane all’Ospedale Maggiore di Milano. Alla morte del padre nel 1780, i figli Luigi e Francesco investono nella coltivazione del baco da seta con l’apertura di una prima filanda a Casalmaggiore nel 1793, tra i primi in Lombardia a intraprendere un’attività industriale in un settore destinato nei decenni successivi a un grande sviluppo. La crescita di risorse monetarie spinge la famiglia di mettere a frutto tali capitali attraverso la concessione di prestiti e a svolgere un’attività parabancaria. All’inizio dell’Ottocento i Taccioli sentono l’esigenza di affermare la loro ascesa sociale ed economica dando un’immagine più consona allo “status” a cui aspirano. Nel 1803 acquistano una casa nobiliare a Milano in via Pantano nel centro storico della città, con ampio giardino, cortile di rappresentanza e una spaziosa biblioteca. Ma il simbolo più rappresentativo del loro prestigio sociale è l’acquisto di un palco alla Scala nel 1802 (n° 11, III ordine sinistro) al quale segue il presente palco nel 1836. Inoltre un’accorta politica matrimoniale permette a Luigi di entrare in rapporto con l’alta borghesia milanese. Nel 1806 sposa Giulia Clerichetti, figlia di un affermato commerciante nel settore della seta, attivo nel mondo finanziario e creditizio milanese; zio della sposa è l’avvocato Rocco Marliani, figlio di Pietro, uno dei tre costruttori della Scala, uomo di primo piano dell’establishment politico-istituzionale cisalpino e quindi napoleonico, dal 1811 giudice della Corte d’appello di Milano.
La crescita economica continua durante gli anni francesi, grazie all’espansione del commercio della seta a livello internazionale e a una fortunata serie di investimenti in immobili. Alla morte di Luigi i figli Gaetano (1811-1877) ed Enrico Taccioli (1815-1874) ereditano un patrimonio notevole che comprende, oltre ai due palchi alla Scala, terreni agricoli, un palazzo ed altre unità immobiliari a Milano, la Villa Mirabello di Varese, la Villa di Affori al centro di un’enorme tenuta. Non mancano neanche preziosi oggetti d’arte come una Madonna con Bambino di Bernardino Luini. Gaetano rimane scapolo mentre Enrico sposa nel 1844 Giulia Castiglioni, appartenente ad un illustre casato nobiliare. Dopo la morte precoce della moglie nel 1845, Enrico convola a nozze con Selene Ruga, figlia di Francesco, esponente di una ricca famiglia borghese con forti interessi nel settore bancario.
Le due figlie di Enrico, Margherita (1854-1882) e Giulia (1850-1901) ereditano il palco e si legano a una delle più blasonate dinastie patrizie milanesi, i Litta Modignani, sposando rispettivamente il marchese Giovanni e il cugino Gianfranco. Morta prematuramente e senza figli Margherita, il palco rimane di proprietà di Giulia e quindi dal 1906 viene ereditato dai suoi figli marchesi Enrico (1876-1908) e Gaetano Litta Modignani (1879-1945), maggiore di cavalleria, ufficiale d’ordinanza di Umberto di Savoia. Scomparso Enrico, ultimo proprietario rimane Gaetano, dal 1913 al 1920, anno in cui si costituisce l´Ente Autonomo Teatro alla Scala e i palchi privati vengono acquisiti dal Comune di Milano.
(Antonio Schilirò)
 
Hanno posseduto questo palco:
Avogadro, Antonio
Bagatti, Costanza
Bagatti, Ernesto
Bagatti, Francesco <1.>
Bagatti, Francesco <2.>
Bagatti, Giovanni
Bagatti, Giovanni Battista
Bagatti, Giuseppe <1.>
Bagatti, Giuseppe <2.>
Bagatti, Pietro Antonio
Litta Modignani, Enrico, che ebbe anche: 11 3. ordine sinistro
Litta Modignani, Gaetano, che ebbe anche: 11 3. ordine sinistro
Litta Modignani Taccioli, Giulia, che ebbe anche: 11 3. ordine sinistro
Litta Modignani Taccioli, Margherita, che ebbe anche: 11 3. ordine sinistro
Lucini, Annibale
Taccioli, Enrico, che ebbe anche: 11 3. ordine sinistro
Taccioli, Gaetano, che ebbe anche: 11 3. ordine sinistro
Taccioli, Luigi, che ebbe anche: 11 3. ordine sinistro
 
Guarda i proprietari del palco dal 1778 al 1920
 

 

    

  
 
 
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