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Teatro alla Scala - Ufficio Ricerca Fondi Musicali - Conservatorio G. Verdi di Milano
I palchettisti della Scala 1778-1920

Palco n° 12, II ordine, settore destro

Il palco del Fernet Branca
Primo proprietario fu il conte Francesco d’Adda (1726-1779), figlio di Costanzo e Maria Giuseppina Castelbarco Visconti; questi sposò in prime nozze nel 1754 Barbara Maria Corbella, morta a soli 22 anni forse per alcune complicazioni sofferte alla nascita della figlia Maria, e in seconde, nel 1770, la marchesa Teresa Litta Visconti Arese (1753-1815), figlia di Pompeo Giulio e Maria Elisabetta Visconti Borromeo. Anche dopo la morte del marchese d’Adda il palco rimane a suo nome, per qualche anno: infatti, non era sempre immediata la distribuzione delle eredità tra i discendenti. In questo caso, la citata seconda moglie di Francesco, Teresa, dovette aspettare sino al 1783 per ottenere la titolarità del palco; nel frattempo, si era risposata nel 1782 con il marchese Maurizio Gherardini, dal quale ebbe una figlia, Vittoria.
I proprietari del palco, che fino a questo momento erano gli stessi del n° 1 del II ordine destro, si differenziarono a partire dal 1795, quando fece il suo ingresso una nuova nobile famiglia, quella degli Arrigoni del ramo di Esino. Il palco, intestato al conte Gerolamo Arrigoni, figlio di Domenico e Paola Carcano, venne condiviso nel 1809 con la famiglia della moglie, utente “negli spettacoli serali dei giorni pari”. Nel 1813, e per una decina d´anni, a Gerolamo subentra il figlio Decio, coniugato con la marchesa Maria Giovanna Bellini.
Nel 1823, in piena Restaurazione, il palco divenne di proprietà del conte bergamasco Andrea Camozzi de Gherardi (1766-1855), al quale era stata concessa la nobiltà austriaca con sovrana risoluzione il 17 maggio 1819. La moglie Elisabetta Vertova fuse la linea dinastica dei Vertova, di cui fu l’ultima discendente, con quella del marito Camozzi de Gherardi, dando alla luce ben undici figli. Elisabetta, donna di cultura e di idee progressiste, protagonista di dibattiti politici e letterari nel Risorgimento, riuscì persino a convincere il marito, le cui posizioni erano inizialmente conservatrici e filoasburgiche, ad appoggiare gli ideali mazziniani dei figli Giovanni Battista, che divenne il primo sindaco di Bergamo e senatore dell´Italia unita e Gabriele, garibaldino, comandante della Milizia nazionale e deputato nel Parlamento di Torino, dopo essere stati parte attiva nei moti rivoluzionari del 1848-49. Andrea ed Elisabetta a inizio Ottocento commissionarono all’architetto Simone Elia, allievo di Leopold Pollack, la costruzione della villa “Camozzi Vertova” a Ranica (Bergamo) ancor oggi esistente e funzionante come sede del Centro di Ricerche Cliniche per le Malattie Rare “Aldo e Cele Daccò” dell’istituto Mario Negri.
La storia del palco si interrompe nel 1848, coi moti rivoluzionari; le fonti tacciono per quasi dieci anni, in quanto gli austriaci, per ritorsione, non permisero di inserire i nominativi dei palchettisti, quasi tutti schierati su posizioni nazionalistiche e antiasburgiche. Le fonti riprendono a elencare i palchettisti nel 1856: da quest’anno, il palco risulta a nome di Andrea Radice (?-1885). Appartenente a una famiglia attiva in quel di Busto Arsizio nel commercio del cotone, Radice, con il socio Francesco Turati, aveva accumulato una fortuna: soddisfatto per la ricchezza raggiunta, si era ritirato presto dalla società Turati & Radice e dagli affari, vivendo di rendita e di investimenti azionari, in una lunga vita felice. Abitava in via Borgonuovo 18, una zona di Milano talmente ricca di palazzi nobiliari da esser chiamata dal popolo “Borgo dei Sciuri”. Andrea Radice (non sappiamo sinora con chi fosse maritato) compare quale palchettista sino al 1887, lasciando eredi le figlie, entrate per matrimonio nella autentica aristocrazia lombarda: Amalia (1831-1895), coniugata nel 1850 con don Francesco Calderari, residente in piazza Borromeo 6, e Adele, che acquisì il titolo di contessa per aver sposato nel 1856 Giorgio Dal Verme: la loro unica figlia si maritò con Lorenzo Litta Modignani, coronando quel sogno di “immagine” che i grandi della borghesia italiana cercavano di realizzare.
Nel 1889 il palco passò al conte Giuseppe Crivelli Serbelloni (1862-1918), proprietario anche del n° 15 del primo ordine destro. Giuseppe, figlio di Alberto Crivelli e Maria Serbelloni, nacque a Madrid durante una delle spedizioni diplomatiche del padre; fu impegnato nell’amministrazione provinciale di Como e venne nominato sindaco di Taino (Varese) direttamente da re Umberto I nel 1889. Trascorse la propria vita tra il palazzo di Taino, la villa di famiglia a Luino e la residenza milanese in via Montenapoleone. Nel 1885 sposò Antonietta Trotti Bentivoglio, da cui non ebbe figli. A lui si deve l’ideazione dell’Acquario Civico, ai margini del Parco Sempione, a tutt’oggi una delle belle attrazioni della città.
Nel 1911, dopo la lunga titolarità aristocratica, il palco ritorna ad un ricco imprenditore borghese: è Bernardino Branca (1886-1957), nipote dell’omonimo fondatore delle Distillerie Fratelli Branca, produttori dell’ancor oggi apprezzato Fernet. Bernardino fu volontario durante la Prima guerra mondiale come ufficiale di cavalleria; nel 1917 assunse la direzione dell’azienda di famiglia e mostrò una notevole lungimiranza, riuscendo presto a “internazionalizzare” la ditta nonostante la dura crisi economica a cavallo degli anni Venti e Trenta. Fu inoltre tra i principali finanziatori del Museo Teatrale della Scala nel 1913 e divenne nel 1918 consigliere comunale del capoluogo lombardo. A lui il palco rimane sino al 1920, quando si costituisce l´Ente autonomo Teatro alla Scala e il Comune di Milano inizia l´esproprio dei palchi privati.
(Lorenzo Paparazzo)
 
Hanno posseduto questo palco:
Arrigoni, Decio, che ebbe anche: 18 1. ordine sinistro
Arrigoni, Girolamo, che ebbe anche: 13 2. ordine sinistro
Branca, Bernardino
Calderari Radice, Amalia
Camozzi de Gherardi, Andrea
Carcano, Gaetano, che ebbe anche: 8 1. ordine sinistro
Crivelli Serbelloni, Giuseppe, che ebbe anche: 15 1. ordine destro
D'Adda, Francesco, che ebbe anche: 1 2. ordine destro
Dal Verme Radice, Adele
Gherardini Litta Visconti Arese, Teresa, che ebbe anche: 1 2. ordine destro
Radice, Andrea
 
Guarda i proprietari del palco dal 1778 al 1920
 

 

    

  
 
 
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