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Teatro alla Scala - Ufficio Ricerca Fondi Musicali - Conservatorio G. Verdi di Milano
I palchettisti della Scala 1778-1920

Palco n° 15, II ordine, settore destro

Dai Taverna ad Achille Chiesa
Primo proprietario del palco dal 1778 al 1795 fu Lorenzo Taverna conte di Landriano (1719-1794). Le origini antiche della casata troverebbero conferma in un affresco del XIII secolo nella Basilica di sant’Ambrogio: Bonamico Taverna viene ritratto in preghiera. Notizie certe sulla famiglia Taverna si hanno a cominciare da Francesco (1488-1560), Gran Cancelliere e primo conte di Landriano, diplomatico al servizio di Carlo V e Filippo II. La famiglia annovera nei secoli successivi diversi personaggi che ricoprono incarichi pubblici nell’amministrazione della Lombardia spagnola e quindi asburgica fino ad arrivare a Lorenzo, il quale sposa nel 1747 Anna Lonati Visconti, figlia del marchese Carlo, unica erede del cospicuo patrimonio paterno che confluì quindi nel casato dei Taverna, compreso il feudo di Olevano, in Lomellina.
Nel 1796, in concomitanza con l’entrata dei francesi al comando del generale Bonaparte a Milano e l’allontanamento dei Taverna, filo-asburgici, il palco alla Scala passa al nobile Carlo De Pietri (circa 1769-1821); ma nel periodo del Regno d´Italia, utente nel 1809 è il barone Giovanni Battista Cozzi e nel 1810 l´ufficiale napoleonico Carlo Battaglia.
Nel 1813, ritorna il precedente proprietario Carlo De Pietri; eredita il palco nel 1821 suo figlio Siro (1792-1878), che ne mantiene la proprietà fino al 1835. Carlo Porta dedica Al Sur Carloeu de Peder car amis e bon padron una poesia datata 9 luglio 1816, nella quale si ricorda di una serata conviviale arricchita di bevute e scommesse e pretende quindi le sue due bottiglie di buon vino. Il poeta si firma Meneghin Loffi, che è come dire Milanese Spossato, stanco… Lo pseudonimo sottende una metafora: per un poeta come il Porta, il ritorno degli austriaci era “logorante”.
Dal 1836 i proprietari appartengono tutti alla stessa famiglia: l’avvocato milanese Giuseppe Antonio Piccinini, poi nel biennio 1846-47, la vedova Giuseppina Piccinini Carrozzi e dal 1847 al 1859 il figlio Luigi Piccinini Rossari, attivo in opere di carità per i carcerati e benefattore dell’Ospedale Maggiore di Milano. La loro villa di delizia a Castellanza di Giubiano (Varese), già Albuzzi del Pero e acquistata nel 1850, divenne luogo di ritrovo e di feste per molti ospiti; nel 1885 comprò la villa il famoso tenore Francesco Tamagno che la ribattezzò, in onore della figlia, villa Margherita.
All’alba dell’Unità d’Italia proprietario è il marchese Uberto Pallavicino (1825-1889), discendente dell’antica famiglia feudale entrata a far parte dell’alta nobiltà lombarda, stringendo legami parentali con le famiglie più in vista come i Trivulzio, Belgiojso, Cavazzi della Somaglia, Martinengo, Sforza, Sanvitale, Lucini Arese. Dagli anni Trenta dell’Ottocento risiedono nel Palazzo Resta Pallavicino, grande edificio barocco con facciata neoclassica all’angolo tra via Mascagni, via Conservatorio e via Passione a Milano. Acquistato nel 1724 dal nobile Carlo Resta, l’edificio passa nel 1823, per intricate vicende ereditarie, alla famiglia dei marchesi Pallavicino che lo fanno ristrutturare tra il 1837 e il 1839, realizzando la facciata neoclassica e rinnovando gli sfarzosi interni, come dimostrano le bellissime sale affrescate del primo piano nobile. Il palazzo oggi è sede della Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell’Università degli Studi di Milano.
Dal 1873 ancora una singola famiglia, quella dei Leonino, vede alternarsi nel palco i suoi componenti. Inizia il barone Davide Leonino (1798-1875), esponente di spicco della comunità ebraica milanese, sposato con Ester Alatri. Dal matrimonio di Davide ed Ester nasce Sabino sposato con Adele Finzi; egli eredita il palco e lo mantiene in comproprietà, dal 1878 al 1881, con Nina Alatri, moglie di Charles Emanuel Leonino e benefattrice dell´Ospedale Fatebenefratelli. Alla morte del barone Sabino e dopo sei anni di giacenza in eredità, titolare diventa Alfredo Davide Leonino (1865-1924), possidente e benefattore dell´Ospedale di Varese.
I Leonino lasciano il palco dal 1903 a un unico titolare: si tratta di Achille Chiesa, collezionista d’arte coniugato con la nobildonna Ida Pittaluga, di Rosario in Argentina, genitori di Achillito, anch’egli collezionista e legato per donazioni alla Pinacoteca di Brera. La coppia si trasferì dal Sudamerica a Milano ai primi del Novecento.
Achille Chiesa mantiene la proprietà sino al 1920, quando si costituisce l’Ente autonomo Teatro alla Scala e il Comune di Milano inizia l´esproprio dei palchi privati.
(Giulia Ferraro)
 
Hanno posseduto questo palco:
Battaglia, Carlo, che ebbe anche: 18 4. ordine destro
Chiesa, Achille
Cozzi, Giovanni Battista, che ebbe anche: Proscenio 3. ordine destro
De Pietri, Carlo, che ebbe anche: Proscenio 3. ordine destro
De Pietri, Siro, che ebbe anche: 3 2. ordine destro
Leonino, Abram Davide
Leonino Alatri, Nina Giuditta, che ebbe anche: 7 2. ordine destro
Leonino, Alfredo Davide, che ebbe anche: 7 2. ordine destro
Leonino, Sabino
Pallavicino Clavello, Uberto
Piccinini Carozzi, Giuseppina
Piccinini, Giuseppe Antonio
Piccinini Rossari, Luigi
Taverna Lonati Visconti, Anna, che ebbe anche: 14 2. ordine sinistro
Taverna, Lorenzo, che ebbe anche: 14 2. ordine sinistro
 
Guarda i proprietari del palco dal 1778 al 1920
 

 

    

  
 
 
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