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Teatro alla Scala - Ufficio Ricerca Fondi Musicali - Conservatorio G. Verdi di Milano
I palchettisti della Scala 1778-1920

Palco n° 20, IV ordine, settore sinistro

Un palco borghese
Pietro Marliani, i fratelli Fè e Pietro Nosetti furono i tre costruttori del Teatro alla Scala (e della Canobbiana), edificato nel 1778 su progetto del regio architetto Giuseppe Piermarini dopo che un incendio aveva distrutto due anni prima il Teatro Ducale. All’apertura del nuovo Teatro, Marliani risulta proprietario di tre palchi: n° 16, III ordine, settore sinistro; n° 19 e n° 20, IV ordine, settore sinistro, ricevuti come parziale pagamento dei lavori per la costruzione del Teatro. Pietro Marliani, ex-fermiere, cioè esattore delle tasse, aveva accumulato una cospicua fortuna con questa attività e l’aveva investita nel settore delle costruzioni, in società con imprenditori edili “puri” come il milanese Pietro Nosetti e i fratelli ticinesi Giuseppe e Antonio Fè.
Nel 1790 il palco passa al figlio Rocco Marliani (1752-1826), persona in vista a Milano durante il ventennio francese: avvocato, principe del foro, giudice e senatore del Regno d’Italia. Sposato con Amalia Masera, nel 1799 aveva acquistato a Erba l’ex convento di Santa Maria degli Angeli, poi trasformato dall’architetto Leopold Pollack in una sontuosa “villa di delizie”. Qui e nei palchi di famiglia alla Scala ha ospiti illustri come il pittore Appiani, lo scultore Canova, scrittori e poeti come Stendhal, Giuseppe Parini, Vincenzo Monti, Ugo Foscolo. Quest’ultimo ebbe una relazione sentimentale con la figlia di Rocco, Maddalena, giovane sposa del banchiere Paolo Bignami, celebrata dal Foscolo nel poema Le Grazie. Rocco Marliani ha anche un figlio musicista, Marco Aurelio, cresciuto con sentimenti antiaustriaci, che dopo la morte del padre, venduti in accordo con la sorella i palchi alla Scala, si trasferisce nel 1830 a Parigi. Qui studia con Rossini debuttando al Théâtre des Italiens con il dramma tragico Il Bravo, protagonista il famoso tenore Giovanni Battista Rubini. Ritornato dopo alcuni anni in Italia, Marco Aurelio raccoglie un discreto successo alla Scala nel 1843 con l’opera tragica Ildegonda e il suo nome compare spesso nelle riviste musicali di quegli anni abbinato a BelliniVincenzo Bellini e DonizettiGaetano Donizetti. Prende parte alla prima guerra d’indipendenza e muore nel 1849 per le ferite riportate in battaglia.
L’acquirente del palco, nel 1830, era stato Giuseppe Marietti (1797-1864), banchiere e commerciante di seta che lo tiene sino al 1835: probabilmente per lui è un investimento immobiliare che consente di realizzare un sicuro profitto.
Solo durante il periodo napoleonico, nel 1809 e nel 1810, il palco rientra in altre disponibilità: nel 1809 risulta Affittato ad una Società, nel 1810 compaiono nelle fonti due nomi, quello di Giovanni Villata, generale nelle truppe francesi e poi austriache e di Carlo Bignami, banchiere nonché consuocero di Rocco Marliani.
Dal 1836 proprietaria del palco risulta Francesca Majnoni d’Intignano (1791-1882), vedova di suo cugino Stefano Bernardo Majnoni d’Intignano. Stefano, consigliere aulico dell’imperatore Francesco I d’Austria, era stato al servizio dell’amministrazione austriaca - direttore della Fabbrica di Tabacchi - mentre il fratello Giuseppe Antonio militava nelle file napoleoniche raggiungendo il grado di generale distinguendosi nelle battaglie contro gli austriaci. La casa milanese dei Majnoni, in piazza Santa Marta e poi in piazza Mentana, ritrovo di scienziati, uomini di stato e artisti, era nota per le collezioni di archeologia e numismatica e per la pregevole pinacoteca. Morto precocemente Stefano nel 1826, Francesca continuò la tradizione del salotto artistico-culturale, annoverando tra gli ospiti più assidui il pittore Francesco Hayez che nel 1829 le fece un ritratto oggi nella collezione privata di Franco Maria Ricci.
Dal 1856 al 1858 il palco risulta intestato a Massimiliano (1808-1894) e Gerolamo Majnoni (1809-1878), due dei dieci figli di Stefano i quali intrapresero la carriera militare nell’esercito sabaudo e si distinsero per la partecipazione alla seconda e terza guerra d’indipendenza. La scelta della carriera militare comportò probabilmente un allontanamento da Milano e quindi dalla Scala. Questo spiega il cambio di proprietà del palco dopo appena tre anni. I tre personaggi che troviamo nel 1859 come nuovi intestatari alla vigilia dell’Unità d’Italia sono in qualche modo legati fra di loro: Domenico Cagnolati è il titolare del Caffè dei Virtuosi in piazza della Scala dove cinquant’anni prima aveva lavorato come garzone il celebre impresario Domenico Barbaja; Gaspare Antonio Ferrini (1797-1867), farmacista, è il genero di Cagnolati in quanto ne sposa in seconde nozze la figlia EugeniaEugenia Cagnolati; terzo proprietario è Carlo Bosisio, (1806-1886), aiuto custode del Teatro alla Scala, coniugato con Adelaide Superti, ballerina presso lo stesso Teatro.
Dalla fine degli anni Cinquanta sino al 1885 Bosisio risulta proprietario, per periodi di lunghezza diversa, di ben nove palchi, cinque dei quali (i numeri 4, 5, 20, IV ordine sinistro; n° 13, II ordine destro; n° 3, IV ordine, destro) con gli altri due soci o solo con Ferrini; a questi va aggiunto il palco di famiglia (n° 9, IV ordine destro) in comproprietà con la moglie Adelaide Superti (1863-1873) e, ultimo acquisto (1879) il palco n° 18, III ordine destro, con altri soci (Ermenegildo Tagliabue e Giuseppe Malliani).
Ritornando alla storia del nostro palco, nel 1868 con la scomparsa di Ferrini subentra nel possesso di metà palco Ermenegildo Tagliabue, il quale a sua volta rimane proprietario unico dal 1886. Il palco infine passa per eredità al figlio Carlo Tagliabue sino alla cessione dei palchi al Comune nel 1920 e all’istituzione dell’Ente autonomo Teatro alla Scala che segna la fine della proprietà privata dei palchi.
La storia di questo palco ben rappresenta la funzione della proprietà scaligera per molti borghesi emergenti, benestanti e ambiziosi: il palco è insieme uno status symbol e ancor più un investimento immobiliare che garantisce una rendita consistente mediante l’affitto o il sicuro recupero del capitale in caso di vendita. La prassi dell’affitto nella seconda metà dell’Ottocento diventa così frequente e generalizzata che l’Associazione dei palchettisti predispone un modello di contratto standard in modo che le condizioni economiche siano omogenee e si eviti un eccesso di speculazione. Anzi, spesso l’Associazione stessa si fa carico dei palchi disponibili e provvede a subaffittarli o a darli in gestione all’impresario per la vendita serale o l’abbonamento.
(Antonio Schilirò)
 
Hanno posseduto questo palco:
Anguissola Secco Tedeschi Comneno, Antonio Carlo, che ebbe anche: 19 4. ordine destro; 19 4. ordine sinistro
Bignami, Carlo
Bosisio, Carlo, che ebbe anche: 13 1. ordine destro; 18 1. ordine destro; 13 3. ordine destro; 3 4. ordine destro; 5 4. ordine destro; 9 4. ordine destro; 4 4. ordine sinistro; 5 4. ordine sinistro
Ferrini Cagnolati, Eugenia, che ebbe anche: 13 1. ordine destro; 3 4. ordine destro; 9 4. ordine destro; 5 4. ordine sinistro; 9 4. ordine sinistro
Ferrini, Gaspare Antonio, che ebbe anche: 3 4. ordine destro; 4 4. ordine sinistro; 5 4. ordine sinistro
Majnoni d'Intignano, Gerolamo
Majnoni d'Intignano, Massimiliano
Majnoni, Francesca
Marietti, Angelo Francesco
Marietti, Bernardo
Marietti, Carlo Ambrogio
Marietti, Giuseppe
Marliani, Pietro, che ebbe anche: 19 4. ordine destro; 16 3. ordine sinistro; 19 4. ordine sinistro
Marliani, Rocco, che ebbe anche: 16 3. ordine sinistro
Tagliabue, Carlo, che ebbe anche: 18 1. ordine destro; 13 3. ordine destro; 3 4. ordine destro
Tagliabue, Ermenegildo, che ebbe anche: 18 1. ordine destro; 13 3. ordine destro; 3 4. ordine destro; 5 4. ordine destro
Villata, Giovanni
 
Guarda i proprietari del palco dal 1778 al 1920
 

 

    

  
 
 
 
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